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Smart Working in italia: cosa cambia dal 1° gennaio 2022

Smart Working: cosa cambia dal 1° gennaio 2022

Francesca Mahmoud Alam
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Smart Working in italia: cosa cambia dal 1° gennaio 2022

Smart Working: cosa cambia dal 1° gennaio 2022

Dicembre 10 •
Lettura in 3 min

Il 7 dicembre 2021 è una data davvero importante per i Remote Workers, ma anche per chi desidera in futuro di trovare un lavoro a distanza.

In questa data, infatti, è stato raggiunto un accordo che vede la nascita del primo Protocollo Nazionale sul lavoro in modalità agile nel settore privato e possiamo definirlo un passo avanti per il nostro paese, che punta all’innovazione e al futuro, ma anche alle pari opportunità e al benessere dei lavoratori.

Sulla scia di questo importante evento, vediamo insieme che cosa cambia dal 1° gennaio 2022

Smart Working in italia: cosa cambia dal 1° gennaio 2022
Smart Working: ecco cosa cambia dal 1° gennaio 2022

Diritto alla Disconnessione

Ne abbiamo parlato già ampliamente nell’articolo riguardo al Portogallo, il primo ad aver adottato questa legge. Ma da gennaio sarà un tema che riguarderà anche i lavoratori smart in Italia.

Per diritto di disconnessione si intende il diritto di ogni lavoratore di non essere reperibile fuori l’orario di lavoro concordato.

Un tema diventato scottante per la maggior parte degli smart workers che, specie durante la pandemia, hanno spesso parlato di burnout dovuto proprio alla necessità di separare maggiormente la vita privata e quella lavorativa.

Per garantire questo diritto, il protocollo parla appunto di fasce di disconnessione e misure tecniche e/o organizzative da adottare previamente.

Una proposta che tutela i lavoratori dal punto di vista degli straordinari, delle ferie, permessi e giorni di malattia, nei quali il dipendente è libero di spegnere i device con i quali è solito lavorare

Le Fasce Orarie

Estremamente collegato al tema precedente, nello smart working rientra oggi la possibilità di stabilire delle fasce orarie più flessibili che si sostituiranno al tradizionale orario determinato.

Oggi, quindi, si lavora per obiettivi e scadenze, gestite autonomamente. Il lavoratore agile, infatti, può lavorare negli orari a lui più consoni e predeterminate con il proprio datore di lavoro.

Salute e Sicurezza sul lavoro

Si conferma la volontà di salvaguardare gli obblighi di salute e sicurezza sul lavoro, ed è uno dei punti chiave del nuovo protocollo sullo smart working.

Stessi diritti e pari opportunità per i dipendenti, sia che essi decidano di lavorare da remoto, sia che in presenza.

Ma al protocollo si aggiunge un tassello importante, ovvero quella del riconoscimento di un luogo idoneo per lo smart working, che comporta altresì che sia l’azienda a dover fornire tutta la strumentazione necessaria per lavorare al dipendente.

Inoltre, trovano spazio anche temi legati al welfare aziendale, che agevola la vita privata di ogni dipendente, a partire dalla genitorialità e la famiglia.

L’importanza della formazione

Ultimo, ma non men importante, è il tema che riguarda proprio la formazione dei dipendenti dell’azienda. Come abbiamo ribadito più volte anche qui su anywhere.city, in un mercato del lavoro in costante cambiamento, formarsi e aggiornare le proprie competenze diventa oggi imprescindibile.

Una grande verità che riguarda soprattutto i lavoratori da remoto, che per gestire al meglio le proprie attività e collaborare con il Team, hanno bisogno di competenze tecniche e digitali.

Molte persone infatti sottovalutano la possibilità di intraprendere percorsi didattici legati proprio allo smart e al remote working per acquisire quelle nozioni fondamentali e incrementare la propria produttività.

AcademyQue ha da poco lanciato il suo Corso di Smart e Remote Working proprio con questo obiettivo: dare a tutti la possibilità di guardare al lavoro del futuro, senza paura.

Per Concludere

Il Primo protocollo per il lavoro agile sembra segnare a tutti gli effetti una strada che porta a una maggior apertura per lo smart working, e la volontà di abbracciare flessibilità, accessibilità e pari opportunità

E tu, sei pront* al cambiamento?

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